Il complesso monumentale dell'Osservanza

Convento dell'Osservanza  (15 foto)


COMPLESSO DELL'OSSERVANZA

CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

Il complesso monumentale dell’Osservanza, che comprende la Chiesa di S. Michele, il santuario della Beata Vergine delle Grazie ed il Convento, è legato all’opera dei frati Minori Osservanti stabilitisi a lmola nel XV secolo in un’area in cui già sorgevano una piccola chiesa, dedita alla venerazione della Madonna delle Grazie, e un lazzaretto. Questo posto, detto “Ospedaletto” per la sua funzione di ricovero dei contagiosi, fu scelto per la costruzione del convento e regalato ai frati Minori Osservanti nel 1466, i quali, nel 1467, diedero inizio ai lavori del corpo di fabbrica della Chiesa, del Chiostro e del primo alloggio per i religiosi.

La Chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, fu terminata nel 1472. Si presenta ora nella sua forma originale: una sola navata di tre ampie arcate, l’abside, il coro ed una navata minore laterale, disposizione propria delle chiese dei Frati Minori Osservanti.

La facciata, rivolta a ponente, è ornata da un portico innalzato intorno all’anno 1500, pregevole per i fregi in terracotta delle arcate in cui sono raffigurati numerosi serafini in mezzo all’intreccio del cordone francescano. Sotto il portico, sopra la porta di accesso al chiostro, vi è un antichissimo monogramma del Nome di Gesù trattenuto da un angelo, accanto vi sono tre sarcofagi di cui uno di Bianca Landriani, sorellastra di Caterina Sforza, sepolta nella Chiesa nel 1496. Il portale di ingresso alla Chiesa è costituito da un arco ogivale in pietra arenaria del 1476. Il campanile fu innalzato fra il 1467 e il 1477.

Anticamente la Chiesa era illuminata solamente dal rosone della facciata, da due finestre semiovali sul lato sud (in corrispondenza del primo chiostro) e da due finestre gotiche per ciascuna cappella laterale in quello opposto. Nel tempo il prospetto su via Venturini fu modificato dall’apertura di numerose finestre, mentre il rosone della facciata venne chiuso da alcune camere costruite sopra il portico d’ingresso per porvi la cantoria dell’organo. Nei rifacimenti del 1942 tutto fu riportato alla forma originale: si tolsero dall’interno della chiesa la cantoria e l’organo; le stanze sopra il portico furono demolite riaprendo in tal modo il rosone esterno; le finestre aperte nella navata laterale furono sostituite dalle originali di tipo gotico; altre finestre simili vennero aperte per conferire alla chiesa una migliore illuminazione.

L’antica Chiesa portava al suo interno diversi affreschi di cui uno solo è completamente conservato e viene ricordato con il nome di “Maria Pacificatrice”, completato nel 1472: è rappresentata la Madonna in atto di proteggere sotto il manto vari soldati in ginocchio intenti in preghiera, a destra, in piedi, S. Francesco d’Assisi e a sinistra S. Bernardino da Siena. In questo dipinto si volle raffigurare la pace tra Taddeo Manfredi ed il figlio Guidazzo dopo la disputa per la signoria della città.

Alla destra della Chiesa si apre il primo chiostro completato nel 1487 e completamente restaurato nel 1967 a causa del pessimo stato di conservazione. In tale occasione si rese necessaria la sostituzione di colonne e capitelli con altri analoghi in arenaria. Le colonne originali sono conservate all’interno della chiesa. Le lunette alle pareti e corrispondenti a ogni arco sono decorate con affreschi del 1590 rappresentanti la vita di San Francesco.

Meno noto è il secondo chiostro, luogo silenzioso e di accoglimento, dal quale si accede al giardino del convento.

 

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Attigua alla chiesa di San Michele Arcangelo si trova la cappella dedicata alla Madonna delle Grazie.

Lodovico Alidosi, nel sec. XV, fece costruire, a pochi passi dalla città, una piccola cappella per il culto della Madonna delle Grazie. Questo luogo, data la venerazione singolare della città per quella Madonna, fu scelto anche per la costruzione del convento dei Frati Osservanti. Quando la Chiesa di S. Michele fu ultimata e nel 1473 si decise di trasportare l’immagine della Madonna nella nuova chiesa, gli imolesi si opposero e si scelse, quindi, di costruire una nuova cappella, più grande, sul luogo della prima. Nel 1782 fu tolto il portico di ingresso, danneggiando notevolmente la facciata: quest’ultima fu rifatta solamente nel 1939 approfittando di cospicui finanziamenti dall’amministrazione dell’Ospedale psichiatrico che stava realizzando l’ingresso ai padiglioni ospedalieri; negli anni fra 1858 e il 1971 furono fatti tutti quei lavori che si riscontrano ancora oggi, come i capitelli dorati, l’altare in alabastro e gli stucchi alle pareti.

All’interno vi sono due cupole: quella sul presbiterio, decorata da Jacopo Zampa nel 1768 e rappresentante la B.V. della Grazie col Bambino, S. Francesco, S. Cassiano, S. Pier Grisologo e altri santi patroni di Imola, e quella sul corpo centrale della chiesa, dipinta da Annibale Marini nel 1871.

A questo santuario hanno sempre fatto ricorso gli imolesi in tempo di epidemia e per implorare il buon tempo. Si ottenne la liberazione dal contagio negli anni 1468, 1529, 1592, 1743, 1835 e 1854.

Durante la pestilenza del 1630-32 si fecero a questa sacra immagine funzioni speciali e si decretò una processione votiva il 5 agosto che si pratica ancora oggi

 

TEMPIETTO DI GIULIO II

L’attuale tempietto dedicato a Giulio II fu ricostruito nel 1930, identico a quello originale eretto nel 1507 in ricordo della venuta a Imola del Papa. Parte del tempietto originale è stato murato all’interno della Chiesa, in fondo alla navata laterale.


 

LA PIETA’

Nel giardinetto attiguo alla chiesa, all’interno di una piccola cappella costruita nel 1930, è conservata una Pietà in terracotta. Il gruppo denominato “Compianto sul Cristo morto”, ma conosciuto come “I Piagnoni”, si compone di sette statue a grandezza naturale raffiguranti la Madonna, le tre Marie, S. Giuseppe da Arimatea e Nicodemo nell’atto di piangere Cristo morto.



 

TERESA GARDI

Teresa Gardi Cricca nacque ad Imola il 12 ottobre 1769. Nel 1801 a 32 anni entrò nell’Ordine Francescano come Terziaria Secolare e l’anno successivo fece la sua professione.

lI 25 luglio 1804 ricevette le Stigmate sulle mani, sui piedi e sul costato, ma per sua preghiera solo quella del costato restò visibile.

Teresa Gardi, convinta di compartecipare alla Passione di Cristo, soffrì volentieri e in silenzio, con pazienza e con amore per Dio; raggiunse anche i più alti livelli della preghiera, della contemplazione, del misticismo. Morì nel gennaio del 1837 ad Imola e fu sepolta nella Chiesa dell’Osservanza; il cardinale Giovanni Mastai Ferretti, vescovo di Imola dal 1832 aI 1846, poi Papa Pio IX e oggi beato, fece apporre una significativa epigrafe sulla sua tomba. Preoccupata costantemente che nessuno si accorgesse di lei, non lasciò notizie o scritti, non si scorgeva in lei niente di eccezionale, se non la santità del piccolo quotidiano che permise comunque ai partecipanti ai suoi funerali di salutarla come ‘santa’. Il suo “silenzio” proseguì dopo la morte, finché nel 1893 apparve ad una signora di Imola e dietro sue precise indicazioni fu ritrovato il ’Diario’ che il suo confessore aveva scritto a sua insaputa, un diario nel quale erano descritti tutti i fenomeni straordinari di cui era stata investita.

Dietro questa scoperta Teresa Gardi fu vista nella sua vera luce di mistica sofferente e quindi il 9 febbraio 1912 si aprì il processo per la sua futura beatificazione; la morte dell’allora postulatore francescano bloccò la pratica che ha ripreso il suo cammino a partire dal decreto della Santa Sede del 4 aprile 1995.